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LA PIATTAFORMA PER AIUTARE IL LAVORO DEI RESTAURATORI

Part è online

 

(di Barbara D’Amico)

Con l’arte si lavora. Anche se il motto non è stato concepito esattamente in questi termini, è indubbio che l’idea dietro la piattaforma pArt – sito che consente di sovvenzionare con un click attività di restauro di opere antiche e moderne – sia anche aiutare nel loro mestiere restauratori professionisti ed esperti di arte.

Lo confermano i suoi ideatori, Maddalena Salerno e Lelio Orsini, che hanno messo in piedi una vera e propria squadra al servizio, potremmo dire, di un pezzo importante di patrimonio culturale italiano (e in futuro, chissà, anche europeo e internazionale). Per ora il progetto, appena lanciato, permette a tutti di diventare dei piccoli-grandi mecenati in grado di finanziare interventi su opere di arte antica, moderna, contemporanea, fotografia e street art, “beni, pubblici, privati, ecclesiastici che possono tornare a splendere nella loro bellezza originaria” (si legge nel comunicato di lancio).

«La peculiarità del progetto è far tornare il restauratore a fare il suo lavoro togliendolo da incombenze che riguardano la ricerca fondi, la promozione, i rapporti con le proprietà e moltissimi altri aspetti amministrativi e burocratici che normalmente pesano invece sul mecenate – spiegano i fondatori – Noi non entriamo nei progetti a bando né ovviamente ci occupiamo di grandi interventi ministeriali o di carattere statale ma rendiamo accessibile la raccolta di finanziamenti privata per il restauro di opere di interesse pubblico, privato, ecclesiastico ma che restano “scoperte” proprio perché sono di entità minore e meno sotto i riflettori e hanno maggiore difficoltà di reperire risorse economiche».

A candidare gli interventi possono essere restauratori o esperti, ma anche enti pubblici, comuni, direttori di Musei, Chiese. Dai quadri alle sculture passando per i graffiti, infatti, la cura della tradizione artistica può trovare nel digitale un aiuto concreto. Unico limite: le opere devono essere accessibili al pubblico (quindi, se avete il dipinto ereditato chiuso sotto-chiave e bisognoso di un intervento non potrete candidare il restauro).

Basta scorrere la pagina del sito – a metà tra un crowdfunding, un e-commerce di servizi e una galleria digitale – per imbattersi in quadri, crocifissi, epigrafi. Sotto ogni opera – per il cui intervento, finanziato tramite pArt, serve prima superare il vaglio del team di specialisti organizzato da Salerno e Orsini – c’è la somma richiesta per il restauro sovvenzionabile con contributi che sia una piccola impresa sia un semplice appassionato possono elargire.

«Tutti gli interventi che pubblichiamo online sono al di sotto dei 40 mila euro proprio perché questa è la soglia entro cui è possibile affidare un lavoro di restauro senza bando pubblico – spiegano i cofondatori – Abbiamo quindi una serie di interventi economicamente accessibili con una consistenza economica di solo 500-1500-2500.. euro. Questo consente anche a un unico soggetto di acquistare la totalità del restauro, non solo in crowdfunding».

In questo modo non solo persone comuni ma anche piccole ditte o aziende possono aiutare i restauratori a recuperare pezzi o opere importanti, così come progetti di intervento di taglio intermedio possono trovare qui un possibile sovvenzionamento. In cambio pArt offre tutta la rete di supporto e servizi, dalla raccolta fondi alle pratiche burocratiche. Utile soprattutto per chi non è esperto.

«Non siamo una società di restauro – precisa Salerno – Non tutti i progetti possono essere pubblicati sulla nostra piattaforma, occorre infatti che rispondano a una serie di criteri, tra cui la qualità dell’opera e la professionalità del restauro proposto. Questi criteri sono vagliati dai nostri consulenti e dal nostro comitato scientifico tra cui figurano restauratori professionisti. Una volta selezionato il progetto, realizziamo il contratto con la ditta di restauro o il professionista che eseguirà il lavoro. La proprietà (dell’opera ndr) può consigliarci la ditta di restauro con cui collabora abitualmente oppure può chiederci consiglio su qualche professionista tra il network di restauratori del database di pArt».

L’aspirante mecenate non deve preoccuparsi di nulla, promette pArt. E scorrendo la composizione del team si capisce perché. A dare supporto c’è la restauratrice Maria Rosaria Basileo, la curatrice Ilaria Gianni, la cultural manager Beatrice Creazzola, due consulenti legali (Giuseppe Zucconi e Virginia Montani Tesei) a cui si affiancano professionisti della comunicazione e della fotografia. Insomma, una squadra ben strutturata per reggere l’urto del mecenatismo diffuso.

«Il mecenatismo diffuso che proponiamo sul nostro sito non è legato a un ritorno meramente pubblicitario, ma morale – spiega Salerno e Orsini – Ciononostante per ogni intervento studiamo un reward ad hoc. Ad esempio, un oggetto di design o un’edizione d’artista che si ispira all’opera restaurata oppure, se opera è all’interno di un luogo di particolare bellezza, la proprietà dell’opera concede al mecenate un evento gratuito nello spazio. Offriamo inoltre servizi su richiesta ad aziende che intendono percorrere la strada della sponsorizzazione o dell’Art Bonus supportandoli nella scelta dell’opera, nella gestione della burocrazia e nella promozione». Restauro completo, all inclusive, dunque. E che non si dica che con l’arte non si lavora.

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