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ANNUNCIAZIONE DEL BEATO ANGELICO – PILLOLE D’ARTE

“Fu chiamato Guido detto Guidolino; poi frate di San Marco di Fiorenza, fu nominato frate Giovanni Angelico de’ frati predicatori. Costui fu nelle sue opere molto facile e devoto; et invero si può dire che i santi non abbino aria più modesta da santi che quegli che da esso furono lavorati…

(…) Avendo egli in consuetudine di non ritoccare o racconciare alcuna sua dipintura, ma lasciarle sempre in quel modo che erano venute la prima volta, per credere (secondo che egli diceva) che cosí fusse la volontà di Dio. Dicono alcuni che fra Giovanni non arebbe preso i pennelli se prima non avesse fatto orazione…

(…) Fu sepolto fra’ Giovanni da’ frati suoi nella Minerva di Roma, lungo la entrata del fianco presso alla sagrestia, in un sepolcro di marmo tondo, dove si vede intagliato questo epitaffio:

NON MIHI SIT LAVDI QVOD ERAM VELVT ALTER APELLES

SED QVOD LVCRA TVIS OMNIA CHRISTE DABAM

ALTERA NAM TERRIS OPERA EXTANT ALTERA COELO.

VRBS ME IOANNEM FLOS TVLIT AETHRVRIAE.

(“Non mi siano rivolte lodi perché ero considerato un secondo Apelle, ma perché, oh Cristo, ho dato tutti i miei guadagni ai tuoi: le prime opere infatti rimangono in terra, ma le seconde sono in cielo. Nacqui nel fiore della Toscana, mi prese l’Urbe”)

Tratto da “Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori” di Giorgio Vasari,  1ª ed. originale: 1550

 

Guido di Pietro che entrò nell’ordine domenicano verso il 1418, scelse di farsi chiamare Fra’ Giovanni, ma in tutto il mondo è noto come Beato Angelico.

Chiamato “Angelico” già dalla metà del Quattrocento fu presto promosso “Beato” sia per l’intensa religiosità delle sue opere sia per le sue qualità umane.

«Uomo di santissima vita», come lo ricorda Vasari, è stato poi effettivamente beatificato nel 1984 da papa Giovanni Paolo II e proclamato «Patrono universale degli artisti».

La visita al Museo di San Marco, vale da sola un viaggio a Firenze. È considerata oggi la più grande collezione al mondo di opere del Beato Angelico che visse per alcuni anni nel convento e in ognuna delle 44 cellette realizzò un affresco con scene del Nuovo Testamento, a mo’ di mandala per favorire la preghiera e la meditazione dei frati.

Oltre all’Annunciazione, realizzata proprio sulla parete di fronte alla scala che introduce al convento, troviamo indimenticabili gli affreschi che rappresentano San Domenico adorante il crocifisso, il Cristo deriso e soprattutto il Noli me tangere in cui Maria cerca di afferrare il Figlio appena risorto che sta per tornare fra le braccia del Padre e con infinita delicatezza di espressione pronuncia la famosa frase, che non vuol dire propriamente “non mi toccare”, come di solito viene tradotta; in latino arcaico significa: “non mi trattenere”, e in questo semplice concetto è rappresentata la infinità devozione di Maria e l’estremo sacrificio del Cristo.

Dopo la visita puoi andare a pranzo da Filippo Saporito alla Leggenda dei Frati, per soddisfare il palato e lo spirito con il menù pArt. Grazie alla disponibilità dello chef stellato, la metà del conto pagato sarà devoluta al restauro della pala: l’Annunciazione di Beato Angelico, questa conservata nel Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie a San Giovanni Valdarno.
Scopri di più cliccando qui

 

(Le altre due annunciazioni su tavola si trovano al Museo Diocesano di Cortona e al Museo del Prado di Madrid. Quella esposta nel museo della Basilica è stata già oggetto di un importante restauro curato da Carlo Guido verso la fine degli anni ‘70. Oggi ha bisogno di un nuovo intervento soprattutto sulla cornice per la presenza di alcuni fori di sfarfallamento).

Courtesy of @SecretWalksinRome

 

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